Walter De Silva Shoes: dopo le auto, il debutto nel design delle scarpe da sera

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In altri oggetti in movimento prevale la parte disciplinare e tecnica su quella poetica ed estetica, nell’auto e nella scarpa da sera invece si ha un perfetto equilibrio

Nella splendida cornice del Museo della Scienza e della Tecnologia, ubicato in un monastero olivetano costruito nel ’500 nel cuore di Milano, a conclusione della fashion week, percorriamo corridoi impreziositi da tappeti rossi e fiaccole accese, giungendo alla sala Cenacolo. L’antico refettorio è l’atmosfera ideale per eventi prestigiosi. Esposte in cubi di vetro con fari puntati che ne risaltano la bellezza da tutte le angolazioni, site su piedistalli a fondo scuro, sapientemente dislocati nella preziosità della sala, si ergono le “opere d’arte” di Walter De Silva, splendide scarpe da sera.

Perché questa scelta per il debutto milanese?
«In molti mi suggerivano svariate locations ma quel Museo era un mio forte desiderio, con il suo suggestivo refettorio, luogo di vitalità e incontri. La data invece l’ho scelta in base al giorno del mio compleanno, non sapevo della fashion week. Volevo trascorrerlo circondato dalla bellezza del contesto di prestigio, delle mie creazioni, della mia famiglia e dei molti amici».

Incontri e bellezza, quanto contano nella sua carriera?
«La vita è fatta di incontri, il cui valore è prezioso e io sono stato molto fortunato, a partire dalla dote innata del disegno che ho potuto sviluppare in un contesto familiare talentuoso. Sin da piccolo era il mio modo di esprimermi. La bellezza è sempre stata una dolce compagna e una sfida. Il nonno Ferruccio aveva un calzaturificio che chiuse a malincuore dopo gli eventi post bellici, così, sin da allora, respirai la bellezza delle scarpe, ma la mia passione era l’auto».

Quali suggestioni le trasmetteva l’auto?
«Inconsciamente ero affascinato dalla velocità, dalla bellezza in movimento. Con gli occhi di un bambino, vedevo splendide auto sfrecciare e nei miei disegni cercavo di riprodurle. All’epoca c’era meno assuefazione, davanti a una fuori serie si restava incantati a sognare. Ho voluto concretizzare il sogno entrando, nel ’72, come figurinista nel centro stile FIAT di Torino. Incontri fortuiti si sono succeduti: a 27 anni, con il grande architetto Renzo Piano, per cui un progetto non è mai finito, va visto con il caleidoscopio che, muovendolo di poco, apre nuove varianti; a 35 anni, con i vertici dell’Alfa Romeo, come capo design del grande marchio milanese, che lasciai dopo 12 anni per divergenze; nel ’99 con due grandi ingegneri del Gruppo Volkswagen, Piech e WInterkorn detto “il Principe”, a cui risposi per 14 anni.  Trovare un “Principe” che crede in te nella vita è fondamentale».

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La scarpa da sera è uno dei primi elementi di comunicazione in una relazione

Incontri, scelte e il salto dall’auto alle scarpe, per quale motivo?
«Dopo 43 anni di grande soddisfazione ero molto stanco. Prendevo 4 aerei al giorno, gestivo 21 studi di design nel mondo, 21 responsabili, 2000 persone, circa 300 modelli in working in progress e il mio capo mi chiamava alle 7.00 del mattino. La scarpa è un ritorno alle origini, ma da sera con tacco alto; assoluta novità stilistica, armonico e sensuale, si ispira alle tensioni muscolari della caviglia e si fonde in un unico assieme scultorio tra piede e scarpa. Il tacco di 10,5 cm, fissato su 3 punti, consente alle forze di pressione del tallone di equo distribuirsi in un microspazio. La scarpa da sera è uno dei primi elementi di comunicazione in una relazione».

Anche questo ritorno alle origini lo deve a un “Principe”?
«Ho voluto conoscere il più grande stilista di scarpe da sera, Sergio Rossi, che con il figlio Gianvito, dall’incredulità iniziale del salto da auto a scarpe, dopo aver visto i miei bozzetti, decisero di aiutarmi. Nasce cosi la prima collezione, “noir extreme”, da me disegnata e da GGR della famiglia Rossi prodotta. La scelta del nero è metodologica: il nero è non colore, di buon auspicio, inizio di tutto, risalta proporzioni, forme e linee. L’arancio all’interno della scarpa rievoca l’energia e il sole del mio paese».

Auto e scarpe due forme in movimento, è questo il fil rouge?
«Certo, in altri oggetti in movimento prevale la parte disciplinare e tecnica su quella poetica ed estetica, nell’auto e nella scarpa da sera invece si ha un perfetto equilibrio. Se apre la scatola delle foto, troverà sempre qualcuno vicino ad un’auto e qualcun altro fiero della sua scarpa. Sono oggetti che incorporano agilità, velocità, forza, carattere, un movimento che genera sensazioni».

Quali sono i target di mercato e la sua musa ispiratrice?
«La startup, nata lo scorso settembre, ha già molte richieste e un primo contratto consolidato con Barneys di NY. Mi rivolgo al mercato globale, con un approccio step by step, senza presunzione. Il target è una donna non artefatta, conscia, che non teme di esprimersi. Per ora non c’è una musa ispiratrice, nei miei appunti c’è l’icona del sex appeal tipico italiano, Monica Bellucci, e Federica Pellegrini, statuaria e piena di forza d’animo, che nella vita fa ciò che le piace proprio come me. Bellezze non stereotipate, di carattere».

Dalle auto alle scarpe, con cosa vorrà stupirci in futuro?
(ride di gusto) «Per ora non mi passa nulla per la testa glielo giuro. Queste sono due grandi passioni indimenticabili; ma se il mondo dell’auto mi richiamasse per qualcosa di serio, anche sui trends di mobilità, l’accetterei».

A quando ci diamo appuntamento?
«La scarpa da sera non richiede più di 2 collezioni all’anno. Vi aspetto quindi a Parigi a ottobre, con l’anteprima della nuova collezione, e subito dopo a Milano, indossando ovviamente scarpe nere con il tacco».

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