Elisa Motterle: stile vintage ed eleganza senza tempo

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Elisa Motterle, esperta di moda vintage, web editor, writer, buyer e molto altro, si racconta a Beesness

Mentre Elisa parla, si ha come la sensazione di ascoltare un’incantevole racconto: quello della moda e di come una passione può diventata conoscenza, esperienza e professione. Il suo idolo? La Regina D’Inghilterra.
Sedute sul suo comodo divano lilla, intorno a noi tocchi di classe in stile English-bon ton. Siamo in un’epoca senza tempo. L’epoca dove cortesia, educazione e buone maniere sono di casa.

Chi è Elisa Motterle? Quale potrebbe essere un motto che ti descrive?

“Nella vita mi hanno definito “un dizionario dei sinonimi e dei contrari”. Una definizione che a me piace molto perché sono una persona molto sfaccettata e ricca di contraddizioni. Nella mia carriera la moda è sempre stato il fil rouge, anche se l’ho affrontata con tante incongruenze. Da una parte il vintage è sempre stata la mia grande passione, ma nella realtà ho sempre lavorato nel digitale. Il vecchio insieme al nuovo. Non mi è mai mancata la voglia di mettermi in gioco e di fare delle scelte, anche azzardate. Ho lavorato a lungo per un’importante aziende e-commerce di moda, fin da quando era una start up. Nonostante un ottimo contratto, ho poi deciso di fare la giornalista free lance. Per poi ritornare in una grande maison di moda. Ho creato un modo per definirmi attraverso il mio lavoro, senza mai paura di sporcarmi le mani. La cosa che temo più di tutte, è la noia!”

Da dove nasce la tua passione e conoscenza per il vintage?

“Tutto parte dal mio contesto familiare. I miei genitori sono grandi amanti dell’antiquariato. Inoltre mia madre, insegnante di lettere, era una grandissima narratrice di storie. Mi ha sempre raccontato storie della nostra famiglia, dei miei antenati, con lei guardavo spesso anche i film degli anni ‘50 e ’60. Ho capito subito che moda ed eleganza non vanno necessariamente di pari passo. Ho sempre avuto questa fascinazione per il passato. Il vintage, in modo del tutto naturale, ha unito il mio interesse per la moda con quello per il passato. Inoltre, quando ero una studentessa universitaria a Padova, fuori dall’ateneo c’era un mercatino con banchetti dell’usato. Ho iniziato a rendermi conto su quei banchetti che la qualità dei capi vintage anni ‘60 e ‘70 era migliore dei banchetti che vendevano capi nuovi, e anche meno costosi. Da allora ho iniziato ad acquistare quel genere di abbigliamento.”

Oltre a uno look vintage, qual è il tuo lifestyle? 

“Credo molto al concetto dei greci, Kalòs kai agathòs, una cosa bella deve essere anche buona. Un concetto di stile ed eleganza, passa attraverso le buone maniere. È tutto un insieme, come un bouquet fatto da abbigliamento, postura e buona maniere. La mia filosofia è che si possa diventare sempre una persona migliore di quello che si è in partenza. Un’estetica, deve sempre avere un’etica.”

Qual è l’epoca che più ti piace? 

“Adoro gli anni ‘30. Per me negli anni trenta, se pur tormentati, (basti pensare alla grande depressione in Usa, e in Europa con i regimi totalitari) si è riusciti a creare un’evasione. Sono nati in quegli anni le prime dive di Hollywood, donne estremamente raffinate e sofisticate. In Europa sono gli anni di Elsa Schiapparelli, del surrealismo, di Coco Chanel. L’eleganza diventa estremamente raffinata, una moda molto femminile, a differenza degli anni venti dove c’era un prototipo androgino. Negli anni ‘30 si è comunque mantenuta l’idea di una donna molto forte. Donne molto belle, sensuali e volitive.”

E in Italia?

“In Italia erano gli anni del fascismo e si proponeva ancora una donna molto semplice, dedicata per lo più alla famiglia, ben diversa da quelle americane. In Italia bisognerà arrivare agli anni ‘70, con la Carrà, Amanda Lear, per vedere donne più emancipate, sono infatti agli anni delle conquiste femminili.”

Cosa ti piace del lavorare nel mondo della moda e cosa meno?

“Quello che più mi piace è la capacità di creare dal nulla sogni e visioni. Dar forma a ideali di donna che le maison mettono poi in scena nelle loro sfilate e campagne. Meno, è che è tutto molto business. A volte mi trovo a dire che lavoro nella finanza, e per fare finanza usiamo scarpe, borse e accessori. C’è un fortissimo drive commerciale anche per i creativi.”

Un consiglio per chi, come te, vorrebbe iniziare a lavorare nella moda?

“Per prima cosa: lavorare tanto, tanto e senza chiedere mai. Ma attenzione: bisogna lavorare tanto solo e dove si impara e si cresce professionalmente. In secondo luogo, non aver paura di dire no.”

Che opinione hai dei social e che uso ne fai?

“Sono in rete da tantissimi anni, e ne faccio un uso piuttosto personale, ma condivido anche i miei progetti e i corsi che tengo. Ad esempio a novembre ci sarà il corso di Vintage e Bon Ton al Westin Palace di Milano. Penso che ormai abbiamo quasi tutti un’identità, oltre che fisica, digitale. È uno strumento di personal branding. È parte di una presentazione che si fa di sé al mondo, quindi valgono le stesse regole che valgono nell’abbigliamento. Quando penso a cosa pubblicare sul mio profilo Facebook, è come pensare a cosa indossare la mattina. Una buona norma sarebbe stare zitti se non si ha nulla da dire. Pensare a chi guarda, non solo al nostro ego. I post si mettono molto per gratificazione personale, per raccogliere like, ma si dovrebbe sempre pensare anche all’audience.”

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