Investire nello sport: ecco la fat bike

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Per vincere oggi nel turismo occorre infatti offrire alternative diverse rispetto a quelle tradizionali. Beesnees ne ha parlato con un giovane imprenditore, Andrea Panizza, che ha investito 30mila euro per avviare un’attività in proprio che spera possa arricchire la sua famiglia e anche il borgo. 

Non solo sport e divertimento, le fat bike, ovvero speciali biciclette dalle ruote enormi, simili a quelle dei motorini, che garantiscono la presa anche sulla neve e sul ghiaccio, possono essere un ottimo spunto di business. Lo dimostra Andrea Panizza, 33 anni, che ha deciso, lo scorso dicembre, di sviluppare questa attività a Santa Caterina Valfurva con la Fat Bike Emotion (per informazioni 347 4875041), attraverso cui organizza escursioni e gestisce l’affitto di fat bike.

«Ho scommesso su me stesso, sulle mie capacità e sulle bellezze naturali di un territorio ancora poco noto e che invece vale la pena scoprire, investendo all’incirca 30mila euro – dichiara Panizza a Beesnees – Credo fortemente nelle potenzialità di questo settore e mi aspetto di andare in pareggio nel giro di due anni per poi iniziare a fare utili». Non solo, a giudizio di Panizza, attività come quella della fat bike, che consentono di godere della montagna in una modalità differente rispetto agli sport tradizionali, potrebbero aiutare a sostenere lo sviluppo anche economico della montagna.

Come è nata l’idea di investire in fat bike?
«Mi sono trovato all’improvviso a piedi, come succede spesso ai giovani in questi anni e ho deciso di investire su me stesso. Sono nato in Valtellina, amo la montagna e ho sempre praticato i tipici sport della valle, dallo sci alla mountain bike. L’idea è maturata in modo naturale. A Livigno ho visto per la prima volta le potenzialità di questo sport e ho deciso di reinventarmi, portandolo a Santa Caterina».

Qual è il tuo parco bici e quali sono i tuoi obiettivi?
«Al momento posso contare su sei fat bike normali, cinque elettriche e quattro normali destinate a bambini. L’obiettivo è di arrivare, nel giro di due anni, ad averne dieci normali e altrettante elettriche per poter gestire al meglio i gruppi. Si consideri che una bici elettrica nuova costa 4mila euro circa».

Come è andata la stagione?
«In questi primi quattro mesi di piena attività ho avuto oltre cinquecento clienti».

E cosa ti aspetti dalla prossima stagione?
«Quanto al futuro le potenzialità di crescita per l’attività e, di conseguenza, per Santa Caterina non mancano. Ho molti progetti che spero di poter realizzare. Sto cercando di organizzare gare di free ride con le fat bike e di raggiungere una maggiore collaborazione con i primi operatori turistici di Santa Caterina, hotel, ristoranti, maestri di sci e anche con la società che gestisce gli impianti. A Livigno, ad esempio, danno la possibilità di trasportare le fat bike sugli impianti e hanno preparato percorsi adatti ad essere utilizzati con le bici che, a loro volta, hanno contribuito ad avvicinare le persone a questo sport».

Perché altri imprenditori nell’ambito turistico dovrebbero sostenerti in questo progetto?
«L’esperienza di Livigno ha dimostrato che l’ampliamento dell’offerta turistica legata al mondo neve ad altre attività rispetto agli sport più tradizionali, come ciaspole e sci, ha generato business per la località. Una maggiore offerta turistica porta più turisti a godere della bellezza di un territorio come quello di Santa Caterina, nel cuore del Parco dello Stelvio».

Cosa rende, a tuo giudizio, la fat bike speciale e, soprattutto, vincente in un futuro dove si cercheranno sempre più alternative accessibili anche in condizioni di meteo non ottimali per lo sci?
«Chiunque può divertirsi con le fat bike. I percorsi sono diversi e di differente grado di difficoltà ma, in ogni caso, si tratta di itinerari avvolti in uno scenario magico. Per gli sportivi “da divano”, l’opzione fat bike elettrica rende facilmente accessibile anche le salite più ripide. Si pedala sentendo lo scricchiolio del ghiaccio sotto le ruote e godendosi gli scenari innevati, ma la fatica è facilmente gestibile visto che, a seconda del programma scelto (da eco a tour), il motore aumenta la velocità fino al limite consentito dalla legge (25 km orari)».

 

Week end a Santa Caterina

Santa Caterina Valfurva è un piccolo gioiello incantato nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, un borgo di montagna ancora omogeneo dove ci si può rilassare immersi nella natura a 1738 metri di altezza, ammirando il paesaggio mozzafiato, sciando in inverno sulle piste dei campioni del mondo e, in estate, andando alla scoperta del parco a piedi o in mountain bike. Per un week end lungo o una settimana bianca, l’Hotel Sport (Via Magliaga, 2, telefono: 0342 925100), a meno di 50 metri dagli impianti di risalita di Santa Caterina, offre uno dei migliori rapporti tra qualità e prezzo dell’area. L’hotel, completamente rinnovato agli inizi del Millennio, vanta camere luminose, dai tipici arredamenti in legno e dalla calda atmosfera alpina. La cucina tipica valtellinese a base di pizzoccheri, formaggi d’alpe, sciatt, polenta e salmì di cervo, dolci fatti in casa, e la cantina particolarmente curata, sono un ulteriore valore aggiunto per l’ospite che, una volta arrivato in hotel, può staccare il pensiero dai mille pensieri quotidiani e rilassarsi affidandosi alle cure del proprietario Norberto Pedranzini che è in grado di gestire qualsiasi richiesta.

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