Come avviare una startup: i passi necessari in un’infografica

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Una scena dal film “The Social Network”

In una startup l’idea pesa per l’1% sul successo del business. Il resto è esecuzione, dall’inglese “execution”. Questa è una frase che chi conosce l’ecosistema delle startup ha sentito migliaia di volte. Ed è vera.

Anche se avere una buona intuizione può fare la differenza (qui spieghiamo 5 modi per avere un’idea rivoluzionaria) saper realizzare i passi giusti per portare un progetto da zero a cento risulta decisivo. Ma come si fa? Per fortuna, l’esecuzione non si svolge in un campo anarchico, ma segue delle regole che possono valere per tutti. L’infografica di Funders and Founders, spiega bene quali sono. Le abbiamo tradotte e commentate di seguito.

credits: Funders and Founders

Realizzare un prototipo. Molti startupper hanno idee brillanti e pensano che bastino per far “sognare” gli investitori a occhi aperti. Peccato che i venture, come chiunque appartiene al mondo finanziario, abbiano una visione molto più concreta di un business. “Okay, l’idea sembra valida, ma mostrami qualcosa”, è quello che di solito dicono al più entusiasta degli startupper che ha con sé solo una presentazione in power point. Il prototipo, diviene allora uno strumento fondamentale. Così il founder può dimostrare di avere già testato l’idea, di averne già in qualche modo sperimentato la possibilità di successo. Una regola vale sempre in questa fase: “la perfezione non esiste”. Il prototipo ha un senso proprio perché non è perfetto e va modificato rispetto alle esigenze e alle risposte del mercato.

Mostrare il prototipo a 100 persone. Per comprendere l’efficacia o meno di un prototipo bisogna mostrarlo. Come? Il modo più veloce è organizzare una presentazione, utilizzare la propria mailing list e selezionare un centinaio di persone, possibilmente invitando anche alcuni esperti nel campo in cui opera la startup. A loro, soprattutto, dovrai chiedere consigli e pareri, ed essere pronto ad accettare anche le critiche più severe e dure. Meglio riceverle in questa fase, correggere il tiro e andare avanti, che investire soldi e tempo su qualcosa che è destinato a non funzionare mai.

Steve Jobs e Steve Wozniak

Trovare un cofounder. In due la vita è più facile.Una regola che vale in amore come nel business. Da soli non si va da nessuna parte e avere qualcuno con cui condividere sogni e affrontare ostacoli è determinante nella buona riuscita di un business. Come trovare il socio giusto? Attenzione agli amici, a volte può essere un’arma a doppio taglio farci un business. Molti startupper legano le loro vite ad eventi o competizioni del settore. Si raccontano e decidono di provare a portare avanti un’idea comune. Insieme al cofounder (meglio trovare qualcuno con competenze diverse dalle tue) si forma il team che dovrà avere almeno un esperto di marketing, un sviluppatore e una persona brava nella gestione delle diverse fasi del business (di solito è il Ceo che si occupa di questo aspetto). Un team di soli ingegneri informatici difficilmente funziona. Un investitore potrebbe sollevare un dubbio: “Bella, quest’idea, ma chi la vende?”.

Trovare un investitore e costruire la “versione zero”. Con un prototipo funzionante, qualche metrica (quali sono i risultati dei primi test dell’idea? Come li hai misurati?) e con un team completo, puoi finalmente recarti da un investitore e cercare soldi. Come fare e scegliere il venture giusto è argomento delicato da affrontare e ne parleremo in un articolo ad hoc nelle prossime settimane. Quello che per ora ti serve sapere è che nella fase di fund raising (decisiva per una startup che d’altronde non può esistere senza capitale di rischio) non devi abbandonare lo sviluppo del prototipo e il suo miglioramento. Ricordati: il tuo focus è il prodotto, non sono i soldi da raccogliere. Il fund raising non deve distrarti dal tuo primo obiettivo: realizzare un business che piace alla tua nicchia di mercato.

Lanciare ripetutamente. Una startup è il campo della sperimentazione. Per questo dovrai ragionare su più lanci dell’idea. Non c’è infatti un debutto, nel quale ricevi tanti applausi e hai raggiunto il successo. I “lanci” sul mercato saranno tanti. Più feedback riceverai, più aggiusterai il tiro e più possibilità avrai di vedere per il tuo business il successo sperato. Pertanto, preparati al primo lancio dell’idea e poco dopo al secondo. Apporta continuamente modifiche, quelle richieste dal mercato, e adatta la tua idea alle esigenze dei tuoi consumatori. Un business digitale ha una grande fortuna: i dati. Puoi accedere a una mole infinita di informazioni oggi sul comportamento dei tuoi consumatori. Impara ad usarli e a comportarti di conseguenza.

Mostrare l’idea a 1000 persone. Se prima erano 100 ora saranno molte di più le persone a cui dovrai mostrare la tua idea. Per convenzione si dice che in una fase di lancio sarebbe utile lavorare su gruppi di 1000 “tester” (sono le persone che useranno per prima il prodotto e ti indicheranno se sei sulla strada giusta o sbagliata). Se hai seguito le fasi di cui abbiamo parlato sopra, sarai arrivato a questo step con un’idea che si sta man mano perfezionando e i feedback dovrebbero confermarti quello che già hai appreso nel tuo percorso, nel bene e soprattutto nel male. Dopo questi test (ma attenzione, le sperimentazioni non finiscono mai anche quando hai raggiunto l’apice del successo) sei pronto a crescere sul mercato e ad espanderti.

Crescere del 5% a settimana. Paul Graham, uno dei maggiori esperti di startup e cofondatore dell’incubatore Y Combinator, tra i più importanti al mondo, spiega che una startup deve crescere almeno del 5% a settimana. Secondo i suoi dati, mantenere questo passo porterà a raggiungere 25 milioni di clienti in quattro anni. Al di là di questi numeri che sono stratosferici, è importante la lezione di Graham per un motivo. Una startup è un’impresa destinata a una crescita veloce nel tempo. Pertanto, impara a misurare le metriche, ad analizzare i risultati che ottieni. Se non cresci nel tempo, significa che ci sono dei problemi che non hai saputo superare.

Raggiungere il successo. Una startup ha un percorso prestabilito. Partiamo dall’ipotesi peggiore: il fallimento. La maggioranza delle startup finisce male (secondo statistiche il 90%). Se sei bravo sei in quel 10% destinato ad assaporare il gusto dolce del successo. Ma cosa significa per una startup avere una buona riuscita? Essenzialmente tre strade. La prima conduce all’ingresso in Borsa (una prospettiva che in Italia viene raggiunta da poche realtà). Molto più probabili sono le altre “vie del successo”. La seconda conduce all’exit. In sostanza, la tua startup viene inglobata da un grosso player del settore. Allora potrai decidere di diventare un manager e gestire il business con risorse infinitamente superiori. O prendere i soldi, che ottieni dalla vendita delle tue quote, e aprire un’altra startup. La terza strada è quella forse più bella: vedere la propria startup trasformarsi in una vera azienda con dipendenti, un business definito e un brand che naviga bene sul mercato. Quale di queste tre prospettive è quella che preferisci?

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