INTERVISTA A FABIO NOVEMBRE

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Parlaci del tuo periodo universitario.

A 17 anni ho lasciato Lecce, la mia città natale, e mi sono trasferito a Milano per studiare architettura. Quando mi sono iscritto, nel 1984, il Politecnico era molto diverso da quello che è adesso. L’Università di Architettura era un perfetto equilibrio tra materie scientifiche e umanistiche, non mi aspettavo di uscirne come un vero e proprio architetto ma piuttosto come un libero pensatore. E vivendo a Milano ho avuto modo di respirare l’atmosfera speciale che le generazioni precedenti avevano contribuito a creare. Il livello della ricerca, la grande cultura espressa, sono stati i motivi principali per decidere di far parte di tutto quel fenomeno. Dopo la laurea in architettura ho seguito un corso annuale di regia alla New York University che mi ha aiutato a definire dei parametri personali sull’idea di spazio: la mia intenzione era raccontare storie tridimensionali.

Novembre Studio, Milano, 2004 – Foto © Alberto Ferrero

New York è quindi stata una tappa decisiva nella tua carriera.

La mia fortuna newyorkese è stata quella di incontrare Anna Molinari. Al tempo vivevo in lower east side e frequentavo amicizie assolutamente trasversali e stimolanti, dal regista Jim Jarmusch alla gallerista Holly Solomon, per la quale lavoravo come tuttofare. Fu così che con una buona dose di incoscienza, sua e mia, Anna mi incaricò di disegnare il primo negozio Blumarine a Hong Kong. Decisamente questo è da considerare il mio primo “battesimo” lavorativo.

All’inaugurazione mi sono reso conto che ero riuscito a sintetizzare l’amore per il cinema con la mia laurea in architettura. Dopo c’è stata l’apertura del secondo negozio a Londra, piazza decisamente più importante e da lì è iniziata la mia carriera lavorativa.

Come nascono e come si sviluppano i suoi progetti?

Il mio obiettivo è progettare spazi, non cambia che siano hotel, negozi, ristoranti o showroom, pensando di creare delle scenografie in cui raccontare storie tridimensionali. E in queste storie il pubblico è componente di progetto. Sono convinto che i miei spazi offrano la possibilità di essere attori senza dover sostenere provini.

Parlaci del tuo rapporto con il Milan.

Hai aperto una galleria a pochi passi dal tuo Studio. Parlaci di Ionoi. Come nasce questo concept store?

Casa Milan, 2014 – Foto © Andrea Martiradonna

Con il Milan abbiamo collaborato su tanti fronti dall’architettura al design. Abbiamo progettato la sede Casa Milan, in cui ogni elemento racconta la storia della squadra e la passione per questo sport meraviglioso che è il calcio. Ma ci siamo anche occupati del progetto per lo Stadio di San Siro, di un sistema di merchandising e nella stagione 2016/2017 abbiamo disegnato anche la maglia ufficiale reinterpretando le forme e i colori del Milan.

IoNoi nasce nel 2008 dall’idea di creare un blog in cui raccontare, privilegiando l’immediatezza delle immagini, il rapporto tra l’io e il noi, tra le cose e il loro universo di riferimento. Si tratta di confronti diretti che mostrano le connessioni, spesso non progettate o non dichiarate, per dimostrare che le persone, e le cose, nascono da altre persone e da altre cose e facilitare in questo modo un approccio alla conoscenza inclusivo e trasversale.

IONOI Gallery, 2022 – Foto © Andrea Martiradonna

Oggi il progetto si evolve in “IoNoi Gallery”, uno spazio fisico che racchiude ed espone il mio mondo fatto di oggetti industriali e art design nel continuo legame tra design, architettura, arte e moda. IoNoi Gallery nasce quindi da incroci creativi e proprio per questo è aperto alla ricerca e alla collaborazione.

Un progetto futuro?

Abbiamo da poco concluso la progettazione del nuovo flagship store di La Martina a Milano, il primo di un piano di espansione retail in tutta Europa che si ispirerà al concept milanese. Spostandoci sull’architettura stiamo lavorando agli headquarter di diversi brand di fama internazionale, ad esempio Motorsport Network che ci ha chiesto di progettare la loro nuova torre a Miami.

Domanda di rito: 5 brani della sua playlist di Spotify

Bob Dylan – Blowin’ in the wind

Bob Marley – Redemption song

E poi 3 miei amici italiani di 3 diverse generazioni che non posso non citare:

Jovanotti – Viva La Libertà

Negramaro – Cade la Pioggia

Blanco – Finché non mi seppelliscono

Rubrica iLoby a cura di Christian Gaston Illan e Luca Sardi

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