CLAUDIO SACCHI: IL PITTORE CHE HA FATTO DEL CUORE LA SUA ARTE

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Abbiamo conosciuto il M. Claudio Sacchi molti anni fa mirando un suo quadro in una vetrina a Firenze: era una cinquecento rossa ammaccata immersa in un bosco. Avemmo una doppia sindrome di Stendhal: la prima perché il quadro era di una bellezza eccezionale e ti colpiva nel cuore come un maglio gigantesco, la seconda perché si nomava come il nostro povero nonno e, cosa incredibile e misteriosa, aveva la sua stessa calligrafia nella firma posta in calce a latere in basso del quadro.

Volemmo chiaramente conoscerlo e dal quel giorno cominciò un’amicizia che dura imperterrita e ferrea ancora adesso, irrorata generosamente dalla stima reciproca.

Abbiamo dunque raggiunto questo grande e stimatissimo pittore che ci ha fatto l’onore ed il piacere di concederci un’intervista.

Caro Claudio, anzi Maestro, buondi e ben trovato. Cominciamo subito questa intervista chiedendoti come e quando hai pensato di fare il pittore.

Io da bambino non credevo fosse possibile fare il pittore perché conoscevo solo dilettanti stante la mia giovane età ma da giovane, a circa 15 anni, cominciai a disegnare le chine dai fumetti.

Però, in verità, anche già a 10 anni circa pare che fossi davvero dotato dato che la mia insegnante, la mia Maestra del Collegio, conservò tutti i miei disegni arrivando perfino a venire a tutte le mie mostre, quando io non c’ero per discrezione si badi bene , tanto che ad una mia mostra a Senigallia comprò anche un mio quadro.

Ma da bambino quindi eri molto dotato?

Sembrerebbe di sì … e forse ti arrivo a dire che forse ero anche meglio di oggi (e ride).

Beh mi sembrerebbe a dir poco strano!

Ma poi crescendo cosa avvenne?

A 18 anno feci una pazzia che però mi dette un decisivo indirizzo: mi misi alla prova da solo e andai con un amico a provare il mio talento per strada (a Firenze nel Piazzale Michelangelo) col mio materiale a fare i ritratti. Ebbene vendetti fin da subito molti disegni.

Pensa che anni più tardi incontrai una persona che mi aveva conosciuto in quei tempi che mi confessò che secondo lui ero il più abile di tutti i ritrattisti presenti sulla piazza.

Pensa che i pittori aficionados più esperti e maturi che da sempre lavoravano nel Piazzale Michelangelo nessuno mi diede noia ma anzi mi incitavano a continuare col dirmi che ero davvero bravo cosa peraltro strana anche perché, di fatto, gli avevo rubato spazio e clienti.

Un bel giorno capitò un bel signore siciliano, dall’aspetto austero da gran professionista (seppi più tardi che era divenuto il Presidente degli Avvocati Siciliani) che si fece fare il ritratto.

In verità, a me che avevo 18 mi parve essere un signore, diciamo cosi, adulto, ma in effetti avrà avuto un quindici anni più di me , diciamo sui 32 anni.

Gli chiesi, a disegno ultimato, 25000 lire, il prezzo che chiedevo a tutti…

Ma che anni erano?

Si era nel 1973.

Caspita una gran bella cifra per un giovin pittore sbarbatello…

Beh sì se calcoliamo che uno stipendio medio allora sarà stato di 140000 lire. Pensa però che io pagavo per una stanza e dormendo in due a Firenze 1000 lire a notte.

Però i guadagni che facevo molti li dedicavo per studiare ed andare nei musei.

Subito dopo però arrivò la fortuna perché quel signore siciliano portò il quadro ad un corniciaio, tale Carioli (che poi diventò anche un carissimo amico mio al punto di invitarlo come testimone alle mie nozze) il quale, per un’incredibile coincidenza, era anche il corniciaio che aveva confezionato la cornice per il ritratto che lo strepitoso pittore Annigoni aveva fatto allo Scià di Persia ed alla moglie commissionato dalla Banca dell’Iran in quell’anno.

Ecco quando Cairoli vide il mio cliente ed il ritratto che io gli avevo fatto gli piacque così tanto che disse all’Avvocato siciliano che gli avrebbe davvero fatto piacere conoscermi di persona.

Un bel giorno dunque andai e lui mi chiese quasi subito se mi avrebbe fatto piacere incontrare Annigoni.

A me parve toccare il cielo con un dito!!! Figurati Annigoni del quale avevo ammirato in maniera entusiastica tutte le sue opere!!! Accettai subito di buon grado in primis perché non sono mai stato un ragazzo arrogante e superbo (atteggiamenti che io personalmente considero segni di insicurezza), in secundis perché per me conoscere Annigoni era come conoscere Raffaello!!! Quanto avrei potuto imparare !!!

Quindi hai conosciuto benissimo Annigoni?

Ma certo che si! Il mio cliente portò seco il suo ritratto ed io anche qualche mio disegno.

Annigoni mi ricevette con un amore ed una dolcezza di fondo incredibili e, al corniciaio, disse che ero davvero un ragazzo pieno di talento. Poi mi fece vedere un suo disegno, un ritratto a china ed acqua bellissimo come solo lui sapeva fare.

In merito poi a questo ritratto c’è un gustoso aneddoto che ti voglio raccontare.

Parecchi anni dopo, contrattando un mio disegno con un gallerista che lo voleva a tutti i costi, quest’ultimo, dato che gli avevo chiesto un prezzo un po’ importante, volle farmi vedere un disegno di Annigoni per offrirmi un baratto. Ebbene era “quel” disegno che il grande pittore mi aveva mostrato nella sua casa! Chiaramente accettai subito ed ancora lo conservo gelosamente!

Quindi sia Annigoni che il famoso “corniciaio” ti hanno cambiato la vita?

Eccome! Annigoni sicuramente per l’imposto e l’esempio artistico, il corniciaio non solo per la fiducia accordatami ma anche perché mi permise, a me giovine squattrinato che non

voleva pesare sulla famiglia, di aprire un mio studio privato in una stanza di un suo capiente negozio chiaramente gratis et amore Dei…

Quindi cominciasti quasi da subito a lavorare?

Beh guarda la prima mostra la feci nel 1976/77 e a presentarmela fu nientepopodimeno che il sindaco Bargellini (quello dell’alluvione di Firenze N.d.R.) noto scrittore e ricordo che fu di grande soddisfazione dato che vendetti la bellezza di 18 pezzi e poi subito dopo a Milano anche lì con gran spolvero e successo.

Quale pensi dunque fosse il segreto del tuo successo così facile fin da giovane?

Guarda secondo me deriva tutto dalla mia lettura dell’arte a base tradizionale e greca soprattutto.

Mi spiego meglio. Devo molto al grande filosofo Giorgio Colli ed alle sue opere targate Adelphi sui testi classici greci la mia iniziazione sia come uomo che come artista per quanto riguarda una sensibilizzazione veramente importante che mi ha permesso di diventare l’artista che ero e che sono ancora.

Tanto per fare un esempio: questa frase del poeta Pindaro “Di laghi torbidi fiumi nella notte oscura gettano fuori la tenebra sconfinata” non ti pare che ricordi in maniera incredibile l’Inferno Dantesco?

Fin da subito ho quindi capito che le antiche genti, in particolar modo i greci, avevano un modo davvero “iniziatico” di vivere la natura e la vita e di questo ne feci assolutamente, e fin da subito, tesoro.

Per fare un altro esempio che mi pare assai esaustivo ti vorrei spiegare il perché, nelle mie nature morte, io dipingo sempre una base fatta di lastre di pietra sotto il principale attore del quadro, la frutta e la verdura o altro, circondandolo da paesaggi assai caldi e meditativi.

Ebbene mi rifaccio all’uso che gli antichi greci avevano di porre frutta, verdura e cibarie in onore e ringraziamento dei vari Dei o Dioscuri su dei piedistalli di pietra sull’uscio delle case, insomma lo stesso delle immagini ed offerte votive che ancora oggi si vedono per strada di matrice cattolica per santi e Madonne varie: tutto questo mi ha fatto andare la mente ed il ricordo di antiche atmosfere assolutamente bucoliche dall’incredibile contatto con la Madre Terra e con le Divinità creatrici.

E dunque, sia allora come adesso, ogni volta che dipingo non solo una natura morta ma anche tutti gli altri soggetti, a dirla col Leopardi, “Mi sovvien l’eterno e le morti stagioni e la presente e viva, e il suon di Lei…”

Che meravigliosa interpretazione Maestro…

Si perché vedi noi si è rimasti lo stesso di quello eravamo una volta: cambiano le mode, il vestire, la tecnologia, ma l’essere umano, nel bene e nel male è rimasto lo stesso, in virtù e nel difetto. Semplicemente io ho sentito tutto questo in me e ho cercato di interpretarlo tornando agli antichi fasti delle ipersensibilità umane ed artistiche.

Quindi non ti sei omologato alla onnipresente ricerca del “nuovo” nell’ Arte e nell’andare avanti?

Diciamo che piuttosto che andare avanti io mi sono posto “al fianco” proprio come facevano i miei carissimi e dilettissimi poeti e filosofi greci.

Grandissimo davvero. Senti e tornando al proseguo della carriera?

Beh guarda poco tempo dopo le prime mostre, e qui mi aiutò il mio caro babbo, mi trasferii in un bellissimo ed antico appartamento nel quartiere Peretola di Firenze con una stanza altissima e grandissima (necessaria l’altezza per dipingere i quadri più grandi N.d.R.) di almeno 90 mq: ricordo che il mio povero genitore pagò la casa tre milioni di lire nel 1975 per permettermi di continuare quello che già stavo facendo con un certo successo e cioè il pittore…

Alla faccia! Una bella somma per allora!

Ma neppure tanto dato che dieci anni dopo, mio padre, rivendette lo stesso appartamento alla bella cifra di 40 milioni! E pensa che l’antico proprietario era anche sicuro di aver fatto un affare vendendola a tre milioni!

Ma andiamo avanti.

Cominciai ben presto a viaggiare spinto dalla voglia di vedere nuove genti paesaggi e, a dirla tutta, anche dall’amore per questa o quella bella fanciulla non sempre d’italica origine.

La carriera andava avanti ma era, come succede sempre, assai altalenante, per cui accettai anche, per un certo tempo e per avere un periodo di relativa tranquillità economica, il posto di Professore di tecnica della pittura all’Istituto di Palazzo Spinelli a Firenze: avevo allora 27 anni.

Poi tutto andò avanti anche se io, come carattere seppur gioviale ed amante delle persone, non sono mai stato un pittore “impegnato” politicamente come erano tanti altri grandi artisti della mia generazione ed anche della generazione prima: quindi non amavo tantissimo frequentare la “società” ma lavoravo bene ed avevo anche le mie grandi soddisfazioni.

Questo non vuol dire che io non frequentassi, ed anche bene, i personaggi più “titolati” dell’allora bel mondo: ricordo per esempio il Conte Pandolfini , figlio peraltro della Principessa Corsini, che mi ospitò per ben 11 anni nel suo meraviglioso palazzo al centro di Firenze , l’unico palazzo costruito su disegno di Raffaello Sanzio , il quale, a sua volta , al tempo del Papa Medici Clemente VII , fu raccomandato appunto allora dal Cardinale Pandolfini, avo del Conte , sostenitore ed amico del Papa stesso.

Pandolfini in particolare mi insegnò una cosa fondamentale in pittura: un giorno avevo appena terminato un suo ritratto ma lui, pur riconoscendolo ottimo, mi fece notare che aveva il foulard e la giacca Sahariana troppo in ordine.

Ebbene fece del tutto per sgualcirli un po’ facendomeli ridisegnare affermando che la classe si nota anche e soprattutto condendola con un po’ di trascuratezza e così anche i dipinti!

Pensa che grande consiglio tecnico!

Beh certo che la carriera l’hai fatta eccome fin da allora ed hai anche avuto, meritandole tutte intendiamoci, la fortuna di incontrare anche delle persone importanti che ti hanno aiutato. Ma adesso che hai dipinto ultimamente di bello?

Guarda adesso ho finito da poco l’ affresco nell’ Antica Cattedrale di Trivento a Campobasso, lavoro che mi è costato non poca fatica stante le volte assai irregolari e , come ben si sa , guarda Michelangelo in primis, prospetticamente non è mai facile dipingere sapendo poi che la gente guarderà dal basso la tua , peraltro assai grande come dimensioni, opera : bisogna stare molto attenti e seguire delle leggi prospettiche ben precise di costruzione del disegno e della pittura, leggi che qui, per amor di brevità , non starò qui a descrivere.

Inoltre, su progetto dell’Editore Daniele Olschki che ha curato anche il catalogo delle opere, ho eseguito in un libro edito dalla prestigiosa Casa Editrice Olschki intitolato “L’Inferno di Claudio Sacchi” una serie di mie opere appunto ispirate all’Inferno Dantesco per commemorare i 700 anni dalla morte del Sommo poeta.

Bellissimo! Ma, giunti a questo punto dell’intervista la domanda è d’obbligo: che bilancio fai della tua vita professionale e privata ora che sei sulla soglia dei 70 anni di età? Ed ancora: come lo vedi il tuo prossimo futuro come pittore? Ci dovremo aspettare qualche innovazione nella tua arte?

Guarda per quanto riguarda la vita privata credo di aver fatto degli sbagli come tutti i mariti ed i padri di questo mondo ma di essere stato comunque un buon genitore. Una cosa però la devo riconoscere, un mio cruccio: avrei voluto stare di più accanto ai miei figli e vederli crescere. Ma ero, chiaramente, troppo impegnato a viaggiare ed a dipingere e credo che qualsiasi artista in carriera abbia, sfortunatamente, di questi problemi.

Per quanto riguarda la professione passata e futura chiaro che qualche cambiamento c’è stato e sempre ci sarà ma, di fondo, la mia pittura rimane quella legata indissolubilmente al mio cuore ed alla mia sensibilità.

D’altro canto, in tutti i campi, quali sono i professionisti, che ne so, calciatori, attori, cantanti ed anche pittori che fanno presa sulla gente? Quelli che ti fanno provare emozioni e ti trasmettono qualcosa e quel qualcosa viene sempre e comunque dal cuore, che è e rimane il miglior pennello al mondo….

E su questa meravigliosa frase finale lasciamo, seppur a malincuore e con una lacrimuccia di commozione che spunta birichina dall’occhio destro, il Maestro Sacchi al suo lavoro con l’augurio che il suo cuore biologico ed artistico possa ancora battere per tanti e tanti anni….

A cura di Marco Chingari

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