QUANDO LE PERSONE FANNO IL LAVORO DEI COMPUTER

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Una nuova ricerca di Workday rivela che i dipendenti hanno un atteggiamento positivo nei confronti del lavoro e dell’intelligenza artificiale, ma sono costretti a fare da collante tra sistemi scollegati, limitando così l’impatto della tecnologia all’interno dell’azienda. Ci si aspettava che l’AI liberasse le persone, consentendo loro di svolgere un lavoro più strategico e creativo, ma oltre 8 dipendenti su 10 (82%) dichiarano di trascorrere una quantità di tempo significativa fungendo da traduttori, copiando e incollando informazioni da un sistema all’altro.

La ricerca ha evidenziato che:

  • Oltre il 75% dei dipendenti si affida all’intelligenza artificiale per eliminare gli attriti, ridurre il lavoro manuale e semplificare le proprie mansioni.
  • Il 43% dei dipendenti intervistati riferisce di sentirsi impegnato durante la giornata, ma non produttivo
  • Solo il 27% delle organizzazioni ha integrato l’AI nel cuore del proprio business.

Adottando strumenti di intelligenza artificiale che non hanno accesso diretto ai dati e ai processi aziendali fondamentali, le aziende hanno sommerso i propri dipendenti di lavoro inutile: tradurre, copiare e incollare, effettuare doppi controlli e coordinare gli output dell’AI con le funzioni chiave che fanno effettivamente funzionare l’azienda, come le assunzioni, la gestione delle buste paga e la chiusura dei bilanci.

Il report, The Copy/Paste Economy: Why Task-Oriented AI is Failing the Enterprise, si basa su un sondaggio condotto su 6.100 professionisti nei settori Finance, HR, IT e Operation, tutti utilizzatori attivi dell’AI all’interno di organizzazioni con 500 o più dipendenti.

I lavoratori affermano di credere nel proprio lavoro e nell’intelligenza artificiale, ma di essere bloccati nello svolgere troppo lavoro superfluo. Quando l’AI viene considerata uno strumento accessorio per attività isolate, non fa altro che accelerare le attività di routine. La vera trasformazione avviene quando questa tecnologia viene integrata nei sistemi e nei flussi di lavoro che già gestiscono l’azienda, consentendo alle persone di concentrarsi sul lavoro strategico, creativo e umano, che fa davvero progredire le organizzazioni.

I dipendenti sono motivati, ma sommersi dall’integrazione manuale

Contrariamente alla narrativa prevalente, secondo cui i dipendenti sarebbero demotivati e spaventati dall’AI, la ricerca rivela che al 97% degli intervistati piace il proprio lavoro. Quasi 9 su 10 riferiscono un forte senso di progresso, appartenenza e connessione con gli obiettivi aziendali.

Tuttavia, trascorrono un’enorme parte della propria giornata a svolgere attività ripetitive che potrebbero essere svolte autonomamente dai sistemi:

  • Il 77% afferma che il proprio lavoro richiede di riconciliare dati contrastanti provenienti da strumenti diversi.
  • Il 70% dichiara di dover reinserire le stesse informazioni in sistemi o strumenti differenti.
  • Il 20% perde più di sette ore a settimana a causa dell’integrazione manuale.
  • Il 25% dei professionisti IT afferma che queste attività definiscono l’intera giornata lavorativa.

Prima dell’avvento dell’intelligenza artificiale, le persone collegavano i sistemi manualmente, spostando dati, ottenendo approvazioni e trasferendo informazioni da uno strumento all’altro.

“La mia giornata sembra piena ma non realmente produttiva quando sono costretto a dedicarmi a continue attività di coordinamento e risolvere problemi legati ai sistemi che interrompono il mio vero lavoro”, ha dichiarato uno degli intervistati, dirigente nel settore edile.

La ricerca indica che i dipendenti non sono demotivati. Sono semplicemente sovraccaricati di lavoro che dovrebbero svolgere i sistemi.

Quando l’AI è integrata nei sistemi centrali, il 60% dei lavoratori riferisce un risparmio di tempo pari o superiore al 25%.

L’AI funziona meglio quando è integrata nei workflow

La maggior parte delle organizzazioni ha introdotto l’intelligenza artificiale, ma solo il 27% l’ha integrata direttamente nei flussi di lavoro principali. La restante percentuale la utilizza solo in modo marginale, per attività individuali, come redigere e-mail, riassumere documenti e rispondere a domande isolate.

Gli agenti AI che operano senza accesso ai sistemi centrali di un’organizzazione tendono a generare risultati che sembrano verosimili, ma mancano di contesto e rischiano di violare le regole di conformità poiché non possono accedere alle policy, alle catene di approvazione e ai modelli di dati che codificano la reale operatività di un’azienda. Più di due terzi (68%) dei dipendenti ha affermato che la mancanza o la scarsa chiarezza delle informazioni ha ritardato le decisioni, e quasi la metà è stata costretta ad aggirare del tutto i sistemi centrali.

La differenza nei risultati è netta. Tra le organizzazioni che hanno integrato l’AI nei sistemi centrali, il 60% dei dipendenti riferisce un risparmio di tempo pari o superiore al 25%. Laddove l’intelligenza artificiale si trova invece al di fuori dei sistemi core, meno di un quarto dei lavoratori dichiara di risparmiare la stessa quantità di tempo.

I dipendenti desiderano utilizzare l’AI per progetti di maggiore impatto. Le principali richieste relative ai casi d’uso sono:

  • 47% monitoraggio delle metriche
  • 44% assistenza nell’onboarding
  • 40% budgeting e previsioni
  • 38% smistamento delle approvazioni
  • 37% supporto alla chiusura finanziaria

Anche tra le organizzazioni che stanno ampliando l’uso dell’AI, l’82% dei dipendenti ritiene che districarsi tra i vari processi e sistemi sia fonte di stress.

L’adozione dell’AI aumenta quando il sistema è affidabile

Quasi 9 lavoratori su 10 (87%) affermano che la propria fiducia nell’intelligenza artificiale aumenta quando si fidano del sistema e dei dati sottostanti. I lavoratori hanno già fiducia nei sistemi che utilizzano per gestire le buste paga, chiudere i bilanci e coordinare i propri team. Quando l’AI opera all’interno di quegli stessi sistemi, il divario di fiducia scompare quasi del tutto.

Il report delinea una roadmap per i leader che desiderano superare l’uso dell’AI limitato ai singoli task e costruire un modello operativo realmente AI-powered, spiegando come sia necessario:

  • consolidare prima le fondamenta: modernizzare sistemi e dati core per garantire output AI coerenti e affidabili.
  • integrare l’AI nei processi end-to-end: passare da maggiore produttività su task isolati a flussi di lavoro in cui l’intelligenza artificiale e le persone abbiano ruoli ben definiti.
  • progettare un’AI integrata, intelligente e invisibile: assicurarsi che la tecnologia venga integrata nel flusso di lavoro, all’interno di strumenti e sistemi che i dipendenti già utilizzano, piuttosto che come l’ennesima soluzione a sé stante.

Leggi il report di ricerca completo qui.


Metodologia: Il sondaggio è stato commissionato da Workday e condotto da The Harris Poll tra il 2 e il 24 marzo 2026, coinvolgendo 6.100 professionisti dei settori Finance, HR, IT e Operation, tutti utenti attivi nell’utilizzo dell’AI all’interno di aziende con oltre 500 dipendenti.

A cura della Redazione

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