CLAUDIO DOMENICALI, QUANDO LA PASSIONE DIVENTA LEADERSHIP E VISIONE

Share:

Facebook
Twitter
LinkedIn
Email
Print

Può raccontarci del suo percorso professionale e come è arrivato a guidare Ducati?

Io entro in Ducati dopo l’università, da giovane appassionato di moto, di tecnica e di tutte le cose emozionanti e veloci. Ho iniziato lavorando a un progetto molto importante per l’epoca – era il 1991 e la Ducati di allora era molto diversa da quella che conosciamo oggi – la Ducati Supermono, una moto da gara monocilindrica estremamente innovativa. Mi sono occupato del progetto a 360 gradi, seguendone tutti gli aspetti. Da lì è iniziato il mio percorso di crescita, inizialmente soprattutto nell’area tecnica: prima come responsabile dell’ufficio tecnico e successivamente nel mondo delle corse. Nel 1999 abbiamo fondato Ducati Corse come società separata e avviato il percorso che ci avrebbe portato all’ingresso in MotoGP nel 2003. Quello fu un anno straordinario: salimmo sul podio già alla gara d’esordio, conquistammo la pole position alla terza gara e arrivammo alla vittoria dopo appena sei Gran Premi. Un debutto davvero spettacolare.

Successivamente, tra il 2004 e il 2005, ho iniziato a occuparmi anche del prodotto di serie, ampliando progressivamente il mio ruolo fino ad assumere la direzione tecnica dell’intera gamma Ducati. Nel 2009 sono stato nominato Direttore Generale Operations e Sviluppo Prodotto e, infine, nel 2013, poco dopo l’ingresso di Ducati nel Gruppo Audi, mi è stato proposto il ruolo di Amministratore Delegato, che ho accolto con grande entusiasmo. Da lì in poi, è storia recente.

Qual è stato il momento chiave nella sua carriera che l’ha convinta di voler lavorare nel settore automotive e motociclistico?

Penso sia stato un crescendo.Come dicevo, ero già un grande appassionato di moto: motociclista praticante ma anche profondamente interessato alla meccanica. Come molti miei coetanei dell’epoca, mettevo letteralmente “le mani in pasta”, cercando di migliorare le performance della moto. Per questo ho scelto un percorso di studi in ingegneria meccanica, con l’idea di trasformare quella passione in una professione.

A un certo punto però, durante l’università, ho avuto un momento di dubbio. Ho iniziato a collaborare con una rivista motociclistica e la carriera da giornalista professionista sembrava un’opzione molto concreta. Quando mi sono laureato avevo quindi davanti due possibilità: continuare nel giornalismo oppure entrare in Ducati, dove avevo già svolto la tesi e lavorato su alcuni progetti, quindi l’azienda già mi conosceva.

Il vero momento di svolta è arrivato quando ho capito che, per quanto la vita del giornalista fosse affascinante – viaggi, prove moto in giro per il mondo – mi attirava molto di più l’idea di creare qualcosa di mio, di contribuire direttamente a immaginare, progettare e realizzare qualcosa che prima non esisteva.

Ci sono state persone o esperienze che hanno influenzato profondamente il suo modo di guidare l’azienda?

Sicuramente tutte le persone che hanno guidato Ducati prima di me mi hanno influenzato, a partire da Massimo Bordi, Federico Minoli e Gabriele Del Torchio. Ognuno di loro mi ha trasmesso qualcosa di prezioso.

Ho imparato molto anche dalle letture. Sono appassionato di biografie e credo che alcuni grandi imprenditori abbiano avuto un’influenza importante sul mio modo di vedere il business. Tra tutti, probabilmente Steve Jobs è la figura che mi ha colpito di più. Ho letto e riletto la sua biografia con grande attenzione, soprattutto per questa sua straordinaria tensione verso la realizzazione di prodotti di qualità eccezionale, in cui design e tecnologia si fondono in un unicum perfetto. Ma non solo prodotto: tutto l’universo Apple è una celebrazione fortissima del brand. Mi ha sempre colpito, ad esempio, la capacità di avere nei negozi persone estremamente competenti, in grado di affascinare continuamente nuovi clienti attraverso una conoscenza profonda dei prodotti.

Anche figure come Jeff Bezos ed Elon Musk – per citarne solo alcuni – mi hanno aiutato a costruire la mia personale “valigetta degli attrezzi” come manager e leader.

Come definirebbe la cultura di Ducati oggi? Come la coltiva tra i suoi team?

La cultura di Ducati oggi è profondamente italiana e fortemente orientata all’eccellenza, alla valorizzazione delle persone e al rapporto diretto con i clienti.

Abbiamo una cultura molto attenta alla qualità in tutto ciò che facciamo, che si tratti di un prodotto, di un servizio o dell’esperienza complessiva che offriamo. Allo stesso tempo, siamo guidati da una forte attenzione alla performance, senza mai perdere di vista la dimensione umana. Cerchiamo continuamente il giusto equilibrio tra la volontà di raggiungere risultati e quella di mantenere relazioni autentiche, sia all’interno dell’azienda sia con la nostra community di clienti e appassionati.

Ducati è famosa per l’eccellenza tecnica e il design distintivo: come bilancia innovazione e tradizione?

Bilanciare innovazione e tradizione è un esercizio quotidiano, complesso e molto delicato. Ducati è un brand che definirei “nobile”, con caratteristiche e valori molto riconoscibili, e proprio per questo ogni evoluzione va gestita con grande attenzione. Il design, per esempio, deve evolversi in modo rispettoso della storia del marchio, senza mai creare una rottura netta con il passato. Mi colpisce sempre positivamente vedere moto Ducati di 15, 20 o persino 30 anni fa ancora perfettamente conservate e incredibilmente affascinanti. Questo è anche il risultato di scelte stilistiche coerenti nel tempo, che permettono alle moto di invecchiare con eleganza senza perdere identità. Allo stesso tempo, Ducati deve continuare a proporre una gamma contemporanea, capace di offrire agli appassionati la migliore tecnologia disponibile in ogni momento storico. La vera sfida sta proprio qui: innovare costantemente, mantenendo però intatti quei codici stilistici e quei valori che rendono Ducati immediatamente riconoscibile e le conferiscono quel senso di prestigio e autenticità che appartiene alla nostra storia.

Come prende decisioni strategiche in momenti di incertezza economica o di mercato?

Il processo decisionale cambia in base al tema da affrontare, ma il mio approccio parte sempre dall’ascolto.

Cerco di confrontarmi con il maggior numero possibile di persone, anche a livelli diversi dell’organizzazione. Non solo con i miei diretti riporti, ma anche con chi opera in altre aree dell’azienda o all’esterno, come concessionari, clienti e fornitori. Spesso sono proprio questi confronti a offrire punti di vista preziosi, soprattutto nei momenti di maggiore incertezza economica o di mercato.

Successivamente, cerco sempre di riportare ogni decisione ai valori fondamentali di Ducati. Mi domando quanto quella scelta sia coerente con ciò che rappresentiamo: style, sophistication e performance. Per me, una decisione strategica è davvero corretta quando non risponde soltanto a un’esigenza di business nel breve periodo, ma rimane allineata ai valori che definiscono Ducati nel lungo termine.

Ducati sta esplorando nuove tecnologie, come moto elettriche o connesse. Qual è la sua visione per Ducati nei prossimi 5-10 anni?

Le moto elettriche rappresentano sicuramente una possibilità molto interessante per il futuro, ma oggi esistono ancora alcune sfide tecniche importanti da superare. Penso, ad esempio, al peso delle batterie, che rende ancora difficile ottenere il livello di leggerezza e dinamica che vorremmo da una Ducati. Inoltre, per noi resta centrale anche un altro aspetto: l’emozionalità del prodotto. Una Ducati non deve essere soltanto performante, ma deve soprattutto riuscire a trasmettere emozioni forti a chi la guida.

Negli ultimi anni abbiamo investito molto nella ricerca e nello sviluppo, anche attraverso l’esperienza in MotoE, che si è rivelata estremamente utile per comprendere meglio sia il potenziale sia gli attuali limiti della tecnologia elettrica. Credo quindi che servirà ancora del tempo prima di vedere nella gamma Ducati una moto elettrica capace di offrire davvero il livello di emozione e performance che consideriamo imprescindibile.

Nel frattempo, stiamo assistendo a un’evoluzione molto significativa su altri fronti tecnologici, in particolare nell’integrazione digitale e nella connettività. Le moto stanno diventando sempre più connesse agli smartphone e sempre più intelligenti grazie al software, che permette di adattarne il comportamento alle diverse situazioni di guida. L’obiettivo è sviluppare moto sempre più “camaleontiche”: sportive quando serve, ma anche confortevoli e versatili quando il pilota lo desidera.

In un settore altamente competitivo come quello motociclistico, come individuate le aree in cui investire in innovazione?

Le aree su cui investire in innovazione nascono da un lavoro continuo di osservazione, confronto e collaborazione. Per noi è fondamentale mantenere un dialogo costante con i fornitori, così come investire nella ricerca di nuovi materiali, soluzioni tecniche e tecnologie applicabili al prodotto. Allo stesso tempo, osserviamo con grande attenzione anche ai settori adiacenti, come quello delle auto supersportive, che spesso rappresentano una fonte importante di ispirazione e di benchmark tecnologico. Tutti questi stimoli – interni ed esterni – ci permettono di portare sul tavolo diverse proposte, che vengono poi valutate e inserite all’interno della nostra roadmap strategica.

Qual è un progetto interno a Ducati di cui è particolarmente orgoglioso ma che pochi conoscono?

Uno dei progetti di cui vado particolarmente orgoglioso, e che forse non tutti conoscono fino in fondo, è l’evoluzione della Multistrada, soprattutto con la sua seconda generazione. Quando l’abbiamo sviluppata – parliamo del 2010 – il concetto di moto dual sport o adventure touring era molto diverso da oggi. In quel periodo, le moto di quella categoria erano generalmente orientate al turismo: molto comode, ma poco performanti e poco emozionali.

Con la Multistrada abbiamo deciso di reinterpretare completamente quel segmento, creando una moto capace di offrire comfort, capacità di carico e versatilità, senza rinunciare allo spirito e al DNA Ducati. Volevamo una moto che fosse sì adatta ai lunghi viaggi, ma anche estremamente performante, sportiva ed emozionante da guidare. Da quella visione sono nate tutte le evoluzioni successive, fino all’attuale Multistrada V4, e nel tempo molti competitor hanno seguito la stessa direzione: quella di proporre moto pensate per viaggiare, ma con prestazioni e dinamiche sempre più vicine al mondo delle sportive. Credo che questo progetto abbia contribuito in modo significativo ad ampliare il potenziale del nostro brand, permettendoci di crescere e di raggiungere nuovi clienti senza perdere la nostra identità.

È proprio per questo che è un progetto di cui vado particolarmente fiero.

Ducati non è solo un marchio, è un’icona culturale. Come protegge e alimenta questa identità unica?

Proteggere l’identità di Ducati significa, prima di tutto, rimanere fedeli ai valori fondanti del brand, mantenendo una grande attenzione verso i clienti, la community, il mondo delle Corse e tutte le occasioni di aggregazione che ruotano attorno al marchio. Sono proprio questi elementi ad alimentare continuamente il senso di appartenenza alla nostra community e a far sentire i nostri appassionati veri “ducatisti”. Essere ducatista, infatti, non significa semplicemente possedere una moto Ducati, ma sentirsi parte di una vera famiglia.

Eventi globali come il We Ride As One rappresentano perfettamente questa filosofia, così come il World Ducati Week, che quest’anno avrà un significato ancora più speciale perché celebrerà il centenario Ducati, o ancora le Tribune organizzate durante i weekend di gara. Dedichiamo moltissima energia a tutte quelle iniziative che vanno oltre il prodotto e che contribuiscono a creare quel senso di appartenenza capace di trasformare un motociclista in un vero ducatista.

Come pensa che il brand Ducati influenzi il comportamento e le emozioni dei suoi clienti?

Credo che tutto ciò che facciamo come brand si rifletta, in qualche modo, anche nella personalità dei nostri clienti, che si sentono rappresentati dai valori Ducati. Diventare “Ducatista” significa anche comunicare qualcosa di sé: attenzione al bello, alla qualità, al design e al piacere di scegliere oggetti fatti con grande cura. Mi viene in mente, ad esempio, Massimo Bottura, uno dei nostri più grandi appassionati e, nel suo ambito, una straordinaria icona dell’eccellenza italiana.

Scegliere Ducati significa riconoscersi in una certa idea di qualità, passione e ricerca del meglio.

Da una parte, quindi, Ducati racconta qualcosa della persona che la sceglie; dall’altra, la fa sentire parte di qualcosa di più grande grazie alle esperienze condivise, agli eventi e ai momenti di incontro che alimentano il senso di appartenenza alla community Ducati.

Ci sono collaborazioni o partnership future che considera particolarmente rivoluzionarie per il brand?

Ci sono diverse cose “in pentola”, anche se in questo momento è ancora presto per parlare nel dettaglio di future collaborazioni. Nel tempo abbiamo sempre cercato di associare Ducati a marchi capaci non solo di avvicinarci a nuovi pubblici e nuovi appassionati – come è accaduto, ad esempio, con clienti Lamborghini o Bentley diventati poi anche ducatisti – ma anche di generare un reale scambio di valore. Quando si collabora con brand così storici, forti e ricchi di passione, si impara sempre qualcosa ed è proprio questo uno degli aspetti più stimolanti delle partnership: il confronto tra competenze e visioni diverse, ma accomunate dalla ricerca dell’eccellenza.

Noi vediamo Ducati come un’azienda con una storia importante alle spalle, ma allo stesso tempo profondamente orientata al futuro. Il nostro obiettivo è continuare a evolvere, mantenendo vivi i valori che fanno parte della nostra tradizione e reinterpretandoli costantemente in chiave contemporanea, attraverso prodotti, esperienze e collaborazioni capaci di far crescere il brand nel tempo.

A cura di Christian Gaston Illan

Possono interessarti anche..

Beesness Maggio Giugno 2026

Le vacanze si avvicinano. Scaldate i motori, come fa la Ducati Iniziamo questo nuovo numero di Beesness con il sotto fondo del rombo dei motori.

slot gacor

situs spaceman slot