Dall’Esercito italiano al ring, passando per una sconfitta che gli ha cambiato la vita, fino alla nascita di Vanni Lab
Vanni Lanini è un preparatore atletico specializzato negli sport da combattimento, ma ridurre il suo lavoro a una questione di esercizi, carichi e programmi sarebbe limitante. Alla base del suo metodo c’è una convinzione precisa, maturata attraverso esperienze personali, anni di studio e una lunga gavetta: esiste una differenza sostanziale tra allenarsi e prepararsi. Una distinzione che oggi rappresenta il cuore della sua filosofia e che affonda le radici in una storia tutt’altro che lineare, iniziata con il pugilato, passata attraverso l’esperienza nell’Esercito Italiano e segnata da momenti difficili che lo hanno portato a ridefinire i propri obiettivi. Fino alla nascita di Vanni Lab, il progetto attraverso cui ha deciso di mettere la propria esperienza al servizio degli atleti.
La storia sportiva di Vanni comincia nel 2006, quando si avvicina alla boxe. Non è più giovanissimo per iniziare a combattere, ma la passione è forte. Nel 2008 disputa il suo primo incontro e, mentre porta avanti gli studi, inizia a lavorare come magazziniere. Nel 2009 presenta domanda per entrare nell’Esercito Italiano. Supera l’iter di selezione e nel 2010 parte per l’esperienza militare. Sono anni importanti, durante i quali si allena intensamente, combatte nella categoria dei 64 kg e coltiva un obiettivo preciso: riuscire a costruire una carriera stabile nell’ambiente militare.
Ma i progetti non sempre seguono la direzione immaginata. Sono gli anni della spending review del governo Monti, i posti disponibili si riducono e Vanni rimane fuori dalla possibilità di proseguire stabilmente nell’Esercito. Una delusione importante soprattutto perché aveva investito molto in quel percorso. Eppure, proprio quell’esperienza gli lascia un patrimonio che diventerà fondamentale nel suo futuro professionale: la disciplina.

«L’Esercito mi ha insegnato che la disciplina non è una questione di motivazione. La motivazione va e viene; la disciplina è fare quello che va fatto anche quando non ne hai voglia, anche quando sei stanco, anche quando nessuno ti guarda». Un insegnamento che va ben oltre l’ambiente militare e che ancora oggi rappresenta uno dei pilastri del suo lavoro. «Lì ho capito cos’è la fatica vera. Non quella dell’allenamento che finisce dopo un’ora, ma quella che devi saper gestire per giorni, con poco sonno, con la testa che ti dice di fermarti. E ho capito che il corpo arriva molto più lontano di quanto pensiamo: è quasi sempre la mente a mollare per prima».
Ma c’è un altro aspetto che Vanni porta con sé da quegli anni: il valore della preparazione. «In quell’ambiente niente è lasciato al caso: ogni cosa si pianifica, si prova, si ripete finché non diventa automatica, soprattutto sotto stress. Perché quando arriva il momento che conta, non hai tempo di improvvisare. Hai solo quello che hai preparato». Una mentalità che oggi ritrova quotidianamente in palestra, nel lavoro con i suoi atleti e nella costruzione di ogni programma. È proprio questa distinzione a rappresentare il centro della filosofia di Vanni Lanini. Due concetti che spesso vengono utilizzati come sinonimi, ma che nella sua visione hanno significati molto diversi.
Per spiegare la differenza, Vanni utilizza un esempio semplice, lontano dal mondo dello sport. «Se devi fare un esame, puoi leggere un po’ di libri ogni tanto: stai studiando, certo. Oppure puoi sapere esattamente che esame ti aspetta, quanto tempo hai, cosa ti chiederanno, e costruire un piano per arrivarci pronto quel giorno. Il primo studia, il secondo si prepara».
Nello sport il principio è lo stesso. «Allenarsi vuol dire andare in palestra, sudare, stare bene. Ed è già una cosa bellissima. Prepararsi vuol dire avere un obiettivo preciso, una data, e lavorare ogni giorno sapendo perché stai facendo quell’esercizio e dove ti porterà. Ogni seduta è un mattone di qualcosa di più grande». È questa la filosofia che vuole trasmettere attraverso Vanni Lab: non un luogo in cui limitarsi a svolgere attività fisica, ma uno spazio in cui ogni persona possa costruire un percorso con obiettivi chiari, progressioni e una direzione precisa.
«Non voglio che le persone vengano solo ad allenarsi. Voglio che si preparino, che sia per una gara di Hyrox, per un match o semplicemente per stare meglio nella vita di tutti i giorni».
A cura della Redazione


