Tra emozioni popolari, identità culturale e musica senza tempo: il racconto autentico di una delle band argentine più amate a livello internazionale.
Guillermo Novellis è la voce storica de La Mosca, gruppo argentino che da oltre trent’anni porta la propria musica nei palchi e negli stadi di tutto il mondo. Con melodie popolari, energia autentica e una straordinaria capacità di entrare nella memoria collettiva, la band è diventata negli anni un simbolo musicale capace di attraversare generazioni e culture. Il successo mondiale di “Muchachos”, trasformata nell’inno simbolo dell’Argentina campione del mondo nel 2022, ha consacrato definitivamente La Mosca come fenomeno internazionale.

Siamo a Milano, ma “Muchachos” è diventata un fenomeno mondiale. Quanto ha rappresentato per voi questa canzone?
Più che cambiarci, “Muchachos” ha rappresentato qualcosa di molto speciale all’interno di un percorso che dura da oltre trent’anni. Noi siamo una band che da tantissimo tempo gira il mondo tra Europa e Americhe, costruendo un rapporto molto forte con il pubblico.
Nel corso degli anni le nostre canzoni sono entrate naturalmente negli stadi e nei momenti popolari. Personalmente ricordo con grande emozione anche “Para No Verte Más”, diventata una canzone molto legata al San Lorenzo de Almagro, squadra di cui sono tifoso. Quando il club vinse la Copa Libertadores nel 2014 ed io ero presente allo stadio, fu una delle emozioni più forti della mia vita artistica.

Con “Muchachos”, però, è successo qualcosa di ancora più grande. La canzone si è trasformata in un inno non soltanto per l’Argentina, ma soprattutto per Lionel Messi e per il desiderio collettivo di vederlo finalmente campione del mondo.
Credo che abbia saputo raccontare perfettamente l’emozione che viveva il popolo argentino in quel momento. E questo ci ha permesso di arrivare anche a una generazione che magari prima non conosceva ancora La Mosca.

Dentro “Muchachos” si percepisce anche un forte legame emotivo con l’Italia e con Diego Armando Maradona. Quanto è importante per voi questa connessione?
Moltissimo. Noi argentini abbiamo un rapporto naturale con l’Italia, che sentiamo molto vicina nella cultura, nelle tradizioni e persino nella vita quotidiana. La maggior parte di noi ha origini italiane e questo crea una connessione molto profonda.
Il riferimento a Maradona rappresenta qualcosa di estremamente emotivo, soprattutto pensando a quello che ha rappresentato per il calcio mondiale. La sua presenza all’interno della canzone ha dato ancora più forza ed emozione a un brano già molto sentito dal popolo argentino.

La melodia originale del brano esisteva già dal 2003. Successivamente Fernando Romero scrisse il testo che tutti oggi conoscono, riuscendo a interpretare perfettamente il clima, la speranza e l’emozione che accompagnavano l’Argentina verso il Mondiale.
Quando musica, emozione e momento storico si incontrano nello stesso istante, nasce qualcosa di difficile da spiegare. E credo che con “Muchachos” sia successo esattamente questo.

Le vostre canzoni vengono cantate negli stadi di tanti Paesi. Qual è il segreto di una melodia popolare?
Penso che il segreto sia creare qualcosa che le persone sentano autentico e vicino. Una melodia popolare deve trasmettere emozione, semplicità e appartenenza.
Per noi la soddisfazione più grande è vedere la gente fare proprie le nostre canzoni, cambiarne le parole, reinterpretarle e viverle come parte della propria identità.
Alla fine, il principale obiettivo di una canzone dovrebbe essere proprio questo: restare nella memoria delle persone e creare un’emozione condivisa quando viene cantata.

Come vede oggi il futuro de La Mosca?
Con entusiasmo, gratitudine e serenità. Credo che il traguardo più importante per un artista sia riuscire a mantenersi nel tempo conservando la propria identità.
Noi continuiamo a fare tanti concerti tra Argentina, America Latina ed Europa, mantenendo un rapporto autentico con il pubblico. E questo, dopo tanti anni di carriera, per noi ha un valore enorme.

Bisogna sempre guardare al futuro con ottimismo, con voglia di continuare a creare e condividere musica, ma anche con la consapevolezza di apprezzare il percorso costruito nel tempo.
E ogni volta che veniamo in Italia sentiamo un affetto speciale. È una terra che percepiamo molto vicina e nella quale ci sentiamo sempre accolti con grande calore.
A cura di Christian Gaston Illan


