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fare impresa in USA
L’opinione di Charles Bernardini

L’opinione di Charles Bernardini avvocato “sul campo”
Sulla base delle previsioni SACE 2013-2016, l’export italiano crescerà del 7,2% nel 2013 e accelererà il ritmo di crescita negli anni successivi fino a mettere a segno un +8,5% nel 2016, raggiungendo un valore pari a € 535 miliardi. Il trend positivo è il frutto del processo di “ristrutturazione silenziosa”, realizzato nell’ultimo decennio dalle imprese del Made in Italy: un progressivo riposizionamento di mercato, non solo geografico ma anche qualitativo, che ha consentito al nostro export di intercettare nuovi bacini di domanda, in un contesto di rallentamento delle economie avanzate e di crescita delle economie emergenti. La ricerca SACE sull’export italiano mette in evidenza che gli Stati Uniti rappresentano un mercato sempre interessante per le aziende italiane.


Per avere una opinione “sul campo”, abbiamo chiesto all’Avvocato Charles Bernardini, equity partner di Ungaretti & Harris LLP, studio legale a Chicago, di rispondere ad alcune domande con proposte da trasmettere agli imprenditori italiani – tra i quali anche le insegne di franchising – su come muoversi in questo importante quadrante commerciale.

Molti analisti italiani ritengono – sulla base di dati economici e finanziari – che gli Usa abbiano lasciato alle spalle il periodo più acuto della crisi mondiale iniziatasi nel 2007 con i mutui subprime. Qual è la sua opinione in merito?
“Non c’è dubbio. Per dare un esempio, nel centro di Chicago ci sono circa 40mila camere di alberghi (un altro 30mila nei sobborghi/periferia). Ebbene, il 2013 ha registrato il più alto tasso di occupazione albergo in 5 anni. Gli stessi segnali vengono dai ristoranti, dalle costruzioni (edilizia), dal numero di nuovi posti di lavoro nel settore manifatturiero, in particolare.”

Parlando di operazioni di franchising, vorremmo sapere qual è la situazione della formula negli Stati Uniti in questo momento e le previsioni a breve scadenza?
“Il franchising continua ad essere un fattore di crescita dell’economia statunitense. Ogni giorno i giornali riferiscono che sempre più nuovi e avanzati servizi sono offerti in franchising negli Stati Uniti. I cosiddetti “baby boomers”, cioè le persone nate tra il 1946 e il 1956, ora sono in età pensionabile e dispongono di fondi da investire e sono sempre più attratti dall’acquisto di franchise.”

Il franchising negli Usa è sempre stato considerato un “job creator”. Dispone di qualche dato sullo sviluppo dell’occupazione nel suo paese?
“Il settore del franchising negli Stati Uniti nell’intero 2013 ha registrato un aumento di 229mila nuovi posti di lavoro, quasi l’11% di tutti i nuovi posti di lavoro creati. Considerando solo il dicembre 2013, circa 30mila nuovi posti di lavoro si sono aggiunti nel franchising. Gran parte di queste nuove occupazioni sono avvenute nei settori ristorazione e alimentare.”

Quali iniziative può suggerire agli imprenditori per trovare uno sbocco in Usa alla produzione italiana, da sempre considerata di qualità?
“Negli Stati Uniti, ci sono due alternative per chi intende vendere al dettaglio: o prodotti private label attraverso le varie catene nazionali americane (i private label sono sempre in crescita per i prodotti alimentari italiani) o – per chi ha mezzi finanziari e personale – costituire una filiale, o assumere un rappresentante in loco, e promuovere il prodotto in proprio, anche per “catturare” un margine di profitto più interessante.”

In quali settori merceologici ritiene che le imprese italiane possano avere più successo?
“Secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli sui decision makers statunitensi, i prodotti italiani più conosciuti sono: alimentari, vino, calzature, automobili, abbigliamento, accessori moda, arredamento, con immagine di qualità/design, originali, status symbol anche se di alto prezzo.”

Può sintetizzare la road map che ogni imprenditore italiano dovrebbe seguire?
“Condurre una ricerca di mercato professionale, costituire una filiale americana (anche se fosse solo per fatturare clienti americani da una azienda americana), sollecitare e studiare le esperienze di altre aziende italiane del proprio settore, per imparare da altre, chiedere consiglio alla American Chamber of Commerce in Italy con sede a Milano (che da 100 anni aiuta le aziende italiane a entrare negli Usa). Naturalmente il mio Studio di Chicago, stato del Michigan, (città tipicamente americana, ma l’italianità è di casa: qui c’è il più grande negozio Eataly del mondo e il Maestro Riccardo Muti è il Direttore della Chicago Symphony Orchestra) è a disposizione degli imprenditori italiani per consigli e suggerimenti.”

Info: www.uhlaw.com – cbernardini@uhlaw.com

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