Il social business della spesa consapevole

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L’Alveare che dice sì! è il network della distribuzione a km zero, di filiera corta e consumo critico. Un’idea nata in Francia che, grazie a un ingegnere di Torino, sta facendo il giro della Penisola. 40 i punti di raccolta operativi e in apertura e la sfida di trovare nuovi operosi imprenditori per fare crescere la rete.

C’è un nuovo canale di distribuzione per caseifici, agricoltori, allevamenti animali e produttori locali di ogni tipo. Si chiama “L’Alveare che dice sì!” ed è una piattaforma on line che mette in contatto diretto produttori e clienti finali per una spesa a chilometro zero. Il momento della consegna avviene presso l’alveare di cui i produttori sono fornitori e a cui i clienti sono iscritti. Qui ci può recare senza il portafogli perché l’acquisto viene gestito, precedentemente, on line. Un sistema di e-commerce, dunque, con centri di raccolta sparsi sul territorio, gli alveari per l’appunto. E qui la cosa si fa interessante perché tutti possono diventare gestori di un alveare: non serve un investimento iniziale, ma un luogo in cui far incontrare produttori e clienti e poi un bacino di contatti interessati alla spesa. 

L’alveare è, prima di tutto, un luogo di socialità, con l’incontro tra chi coltiva e produce e chi ha scelto di fare una spesa consapevole.

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Photo: Eugenio Sapora, ceo dell’Alveare che dice sì! Madre

A parlare è Eugenio Sapora, di Torino, che l’anno scorso ha portato quest’idea dalla Francia: “lavoravo a Parigi dove ho scoperto questo modo di fare la spesa. Rientrato in Italia, ho pensato di voler fare qualcosa di simile”. Da ingegnere, Eugenio, rinasce imprenditore “questa è la mia seconda vita ed è iniziata con questo progetto. L’Alveare francese è nato nel 2010 e sono oltre 800 le celle aperte, così ho chiesto a loro di sviluppare la piattaforma da noi”. Oggi Eugenio è amministratore delegato dell’Alveare Madre e guida un team di 5 persone “tre delle quali impegnate nello sviluppo della rete sul territorio”. In Italia, la piattaforma ha debuttato a fine 2015 e sono già una quarantina i punti di raccolta aperti. L’obiettivo è quello di espandere la rete su tutto il territorio nazionale, “trovando imprenditori che accettino la sfida di realizzare alveari in grado di produrre guadagni interessanti, come quello che ho visto funzionare a Bruxelles con una rete di circa 6mila iscritti”.

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APRIRE UN ALVEARE
“Ricevo richieste di apertura ogni giorno – racconta Eugenio – il progetto piace e non richiede specializzazioni né un investimento iniziale. Quello che serve è un spazio, un bar, un’associazione o altro, dove organizzare, anche una sola volta alla settimana, il momento della distribuzione”. I gestori dell’alveare hanno il compito importante di scegliere i produttori e di creare una rete di potenziali clienti “non c’è un minimo necessario di iscritti per avviare l’attività, tuttavia per garantire anche ai produttori il giusto ritorno economico dell’operazione, 100 è il numero di aderenti alla rete che consigliamo di raggiungere inizialmente – prosegue l’a.d.- “mentre sul fronte dei produttori, i gestori sono totalmente liberi purché i fornitori siano localizzati entro un raggio di 250 chilometri“. Questo perché il progetto si basa su tre principi fondanti: filiera corta, ovvero contatto diretto produttore cliente finale, il chilometro zero “con prodotti che non facciano il giro della Penisola, a eccezione di alcune categorie, come l’olio a esempio, che si produce solo in determinate zone”. E poi “la garanzia del prezzo critico. Qui non ci sono prodotti che provengono dallo sfruttamento della manodopera”. Chi gestisce un alveare trattiene l’8% del fatturato della spesa, una cifra che si può dichiarare attraverso partita iva o, se entro il margine dei 5mila euro, con la ritenuta d’acconto. Un altro 8% è destinato all’Alveare madre, che ha il compito di garantire l’efficienza del sistema, la pubblicità a livello nazionale del network nonché supportare l’avvio dell’attività dei punti di raccolta. Specifica Eugenio: “consigliamo ai produttori di mantenere il costo della merce competitivo- sempre nei margini della loro convenienza- perché questo è un punto di forza del nostro network. Il vantaggio economico crescerà con l’espansione del nostro modello di business”.

alveare3DAL PUNTO DI VISTA DEL GESTORE
“Il nostro impegno in questa fase iniziale è di qualche ora quotidianamente” raccontano così Anna e Cristina, gestrici insieme a Manila dell’Alveare di Milano Lambrate “Siamo volontarie  dell’associazione Mami dove organizziamo corsi e attività per mamme e bambini. In quanto madri, crediamo che sia importante conoscere la provenienza dei prodotti alimentari. Abbiamo iniziato
a lavorarci a novembre e inaugurato a marzo 2016. In poco più di un mese la nostra rete contava già oltre 150 iscritti, anche se non significa che tutti facciano la spesa con noi abitualmente. Ci stiamo facendo conoscere attraverso il passaparola, il volantinaggio, ci rivolgiamo a bar e attività di ristorazione perché crediamo nelle grandi potenzialità dell’idea”. Per crescere, all’interno della struttura Anna, Cristina e Manila si sono date dei ruoli: chi si occupa della comunicazione, chi del contatto coi produttori: “La casa madre ci ha fatto incontrare i produttori che già facevano parte dell’Alveare. A questi ne stiamo affiancando altri man mano che capiamo le esigenze di chi fa la spesa. Per creare momenti di socializzazione abbiamo deciso di organizzare corsi di cucina naturale il giorno della distribuzione. Chi viene per la spesa può fermarsi e imparare nuovi modi per valorizzare gli ingredienti”.

 

DOVE
“La grande distribuzione ormai è presente anche nelle aree rurali – prosegue Eugenio – È vero che è più facile che in queste zone le persone abbiamo un contatto con i produttori, spesso però la distanza tra chi vende verdura e carne, ad esempio, può essere scoraggiante. Con il nostro sistema rendiamo le cose più semplici”. L’idea dell’Alveare sembrerebbe adatta a tutte le latitudini. Ce ne sono già in città come Torino – dove nel 2014 era partito un test pilota –, Milano e Roma, Napoli, Ragusa. Chi fa la spesa può iscriversi – gratuitamente – in massimo 3 Alveari contemporaneamente “così si potrà scegliere dove fare la spesa in base alla comodità per il ritiro o in base alla selezione dei produttori. Se d’estate ci si sposta nella casa al mare, si può cercare l’alveare più vicino e continuare a fare la spesa con noi”. Ogni alveare è una microimpresa unica e diversa “ed è iperlocale, adattato alla pancia del quartiere o dell’area che serve. L’abilità di chi ne apre uno sta nel comunicare e stabilire una relazione proattiva con produttori e clienti. La forza del network proviene dal successo di ogni alveare, grande e piccolo che sia”.

L’Alveare che dice sì! oggi si trova anche in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Inghilterra, Spagna e Germania.

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