Fintech: Satispay e Moneyfarm, due startup rivoluzionarie

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I fondatori di Satispay
I fondatori di Satispay

Fanno paura alle banche. Trovano soluzioni innovative, sfruttano il canale del mobile per catturare clienti giovani con servizi più veloci, trasparenti ed economici di quelli offerta dagli istituti finanziari tradizionali. Le startup del fintech (parola con cui ci si riferisce alla finanza tecnologica) dominano la scena dell’innovazione mondiale. Forbes calcola che il loro valore di mercato si aggiri intorno agli 867 miliardi di dollari. Anche in Italia siamo all’avanguardia con idee innovative e storie di successo da raccontare. Ne abbiamo selezionate due delle più significative e abbiamo tratto due lezioni utili per diventare leader nel fintech.

1. Satispay

Una passione comune per lo sport e quattro chiacchiere su un futuro business insieme. Inizia così la storia di Satispay, l’app per scambiare soldi con i tuoi amici e fare acquisti in negozi, tutto via mobile. La fintech è un’idea di tre trentenni, Alberto Damasso, Dario Brignone e Samuele Pinta. Alberto è il Ceo, 31 anni con una laurea in Economia a Torino. L’amore per lo sport lo fa incontrare con Dario, informatico. Insieme parlano del futuro roseo dei pagamenti digitali (426,3 miliardi di dollari di transazioni nel 2015 secondo il World Payment Report 2016). A loro poi si è aggiunto Samuele. Tutto è partito con una email a 70 persone, un testo semplice “Abbiamo quest’idea, volete sostenerci?”.
La prima raccolta è di 300mila euro, in totale la startup ha ottenuto quasi 9 milioni, tra gli investitori Iccrea Banca e i fondatori di Google Wallet, Jonathan Weiner e Ray Iglesias.
Come funziona l’app? Semplice, si scarica, ci si iscrive con documento di identità, codice IBAN e fiscale. E poi in pochi click è possibile trasferire e ricevere somme di denaro e fare acquisti nei negozi convenzionati. Gli utenti che usano il servizio sono oggi più di 60mila, l’obiettivo è ambizioso, crescere nel B2B e arrivare a 15 milioni di utilizzatori nei prossimi tre anni. Come guadagnano? Con 20 centesimi per ogni transazione superiore ai 10 euro. Ma pagano solo i business, per i privati è tutto gratis.

2. MoneyFarm

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Da sx Paolo Galvani e Giovanni Daprà

Paolo Galvani è un manager di successo, prima amministratore delegato della Sgr di Banca Sella, poi a Londra per lavorare con la Deutsche Bank. Avrebbe, insomma, tutto quello che un uomo ambizioso può sperare di avere dalla vita. Eppure non è soddisfatto. Nel 2008 lascia tutto per diventare startupper e inventarsi un business nel fintech. E con il senno di poi ha fatto più che bene.
MoneyFarm, l’azienda nata nel 2011 con Giovanni Daprà, continua a mietere record su record: un round da 16 milioni di euro nel 2015, record per le startup italiane. E ancora recentemente un investimento di 7 milioni di dollari da parte del gruppo assicurativo tedesco, Allianz Se.

Ma cosa fa MoneyFarm? In sostanza la startup offre consulenza finanziaria online: «L’idea è di offrire consigli ai risparmiatori. Si rivolgono al sito e i nostri esperti li guidano nelle strategie più adatte alla loro situazione. In modo immediato e trasparente» spiega Galvani in un’intervista.
I vantaggi si comprendono facilmente, visto che la startup promette di abbassare i costi del 50%, rispetto agli intermediari tradizionali. Costi più bassi e trasparenza sono le chiavi per capire un successo che oggi conta su più di 60mila utenti, ha un team di 60 professionisti e uffici a Milano, Cagliari e anche a Londra. Nella capitale inglese hanno ottenuto la licenza da parte dell’authority britannica (FCA) ed è solo il primo passo per un piano di espansione in nuovi mercati europei.

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3 regole per diventare leader nel fintech

1. Vai subito su mobile. Oggi gli utenti, soprattutto quello più giovani, vogliono servizi a cui accedere facilmente, senza dover digitare PIN infiniti o aspettare giorni e giorni per ricevere dei pagamenti. Una delle chiavi del fintech è proprio la capacità di fornire soluzioni rapide e di facile accesso.

2. Punta tutto sulla trasparenza. I recenti scandali finanziari hanno creato un clima di diffidenza verso le banche e le fintech ne hanno beneficiato proprio per la loro capacità di essere trasparenti. Di spiegare in modo dettagliato i costi dei servizi, senza brutte sorprese dietro l’angolo.

3. Collabora con i tuoi competitor. Le fintech non possono fare a meno del mondo bancario, anche se dicono di combatterlo. Collaborare con gli istituti finanziari è la chiave per ricevere finanziamenti e poter contare su un bacino di clienti su cui testare la tua soluzione.

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