Da zero a 170 milioni di euro in 5 anni, grazie ad Instagram

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Sono molti i casi di aziende nate su Instagram e che, oggi, fatturano svariati milioni di euro (o dollari). Come hanno fatto? Da dove sono partite? Beesness ha intervistato Patrick Abbattista, esperto di marketing e fondatore di DesignWanted, un web magazine sul design che in un anno e mezzo ha raggiunto i 320.000 follower su Instagram diventando un punto di riferimento nel settore.

Patrick Abbattista – founder DesignWanted

Partiamo dalla fine e in modo diretto: si possono fare soldi con Instagram? E in che modo?
Si, si possono fare soldi con Instagram, e anche molti. Da quando ho iniziato a usarlo professionalmente, mi sono reso conto delle sue grandi potenzialità. Ho parlato con diverse persone per capire in che modo monetizzassero i loro account, e le possibilità sono davvero tante. Per esempio, c’è chi, acquisita una certa audience, vende post sponsorizzati. Questa è la formula più comune, ma non la più redditizia. Con Instagram si possono creare un brand e un’azienda partendo da zero. Un esempio eclatante è stato Daniel Wellington, società Svedese che fa orologi. Grazie al social, è arrivata a fatturare oltre 100 milioni di euro in appena 5 anni. Altri ancora sfruttano le affiliazioni promuovendo prodotti e info-prodotti attraverso la loro pagina.
Insomma, con una buona dose di fantasia, Instagram può davvero diventare una gallina dalle uova d’oro, ma questo non significa che ci si possa improvvisare. Servono competenze, uno studio costante, tempo e obiettivi chiari.

Ti occupi di digital marketing e so che circa un anno e mezzo fa hai anche lanciato un tuo progetto denominato DesignWanted. Di cosa si tratta e perché, tra i vari social, hai scelto proprio Instagram per partire?
Esatto. Mi occupo di marketing e comunicazione da oltre 10 anni, con focus sul digital da circa 5. Insieme al mio team, ho realizzato progetti web per conto dei miei clienti che hanno raggiunto diversi milioni di visitatori e, soprattutto, di euro. In tutti i casi, partendo da zero, quindi senza brand altisonanti alle spalle. Ho sempre creduto che un buon consulente debba mettersi in gioco in prima persona, testando quello che professa sulla propria pelle, per questo ho sempre fatto anche l’imprenditore. DesignWanted – un web magazine sul design – è stata la conseguenza naturale di
questo mio approccio. Mi serviva un canale che mi permettesse di costruire in breve tempo una community a cui ‘vendere’ il mio progetto. Fu così che, quasi per caso, parlai con un amico di Instagram e mi convinsi che potesse essere il trampolino di lancio giusto. Non richiedeva soldi, ma solo capacità e dedizione. In un anno e mezzo, ho raggiunto un’audience di 320mila seguaci, diventando un punto di riferimento nel settore del design, su scala internazionale.

Secondo te, in che modo un’azienda può e dovrebbe utilizzare Instagram per espandere il proprio business?
Instagram si presta perfettamente a mostrare i brand in una veste più quotidiana, più vicina agli utenti. Spesso, quando parlo con i clienti, mi rendo conto che non percepiscono le community nel giusto modo. Parlano dei ‘fan’ come di entità astratte, ma in realtà sono persone che ripongono la propria fiducia nel marchio perché questo condivida valore con loro. Se ciò accade, allora la community ti premia interagendo con i tuoi post, acquistando i tuoi prodotti e attivando un passaparola positivo. Instagram non fa eccezione. Cambia il modello di comunicazione, ma
la logica è la stessa.
Serve a raccontare i prodotti, l’uso che ne fanno i clienti e via dicendo. Insomma, per svelarsi al pubblico ed essere un po’ più ‘umani’.

Cosa significa gestire Instagram in modo professionale?
Significa capire che un social non può essere gestito dallo stagista ‘perché è giovane e sicuramente lo sa usare’, ma deve essere affidato a chi di mestiere fa il social media manager, o lo specialist su un canale particolare.
Personalmente, spendo ore e soldi per la mia formazione, e così fanno le persone con cui collaboro. Internet è in continua evoluzione, i social idem. Cambiano le regole del gioco, cambiano gli algoritmi. Se non si è costantemente sul pezzo, non è possibile fare un lavoro decente. Per avere una gestione efficace di Instagram, serve un piano di lavoro specifico, che sia misurabile.
Come detto, può portare vendite; ma un conto è una vendita casuale, un altro è il flusso di vendite che si può stabilire grazie ad un approccio serio e strutturato.

Qual è la funzione di Instagram nello scenario complessivo dei social network? Qual è la sua specificità e come comunica con gli altri canali?
Nel corso dell’ultimo anno è decisamente esploso. Rispetto a Facebook, il reach organico è molto più alto e la sua struttura comunicativa diversa, più immediata e semplice. Si presta perfettamente a tutto ciò che è visuale, quindi ideale per i settori del Design, Turismo, Moda e simili. Tuttavia, con l’arrivo delle ‘storie’ (post che durano 24 ore e poi scompaiono), ha allargato le proprie possibilità di comunicazione e interazione.
Dal mio punto di vista, qualunque settore può trovare la propria formula su Instagram, purché l’azienda sia pronta a sperimentare e, soprattutto, a strutturarsi per gestirlo in modo appropriato.

Quali sono i principali errori da evitare su Instagram?
I classici errori sono: 1) post messi a caso, senza una vera strategia editoriale; 2) uso degli hashtag sbagliato, puntando su quelli più utilizzati e non sulla propria nicchia; 3) mancanza di regolarità e interazione.
Pertanto, è necessario risolvere i punti sopra per iniziare a farsi notare su Instagram in modo profittevole.

Quali, invece, i principali consigli che puoi dare a un’azienda?
Primo: pensare a Instagram non come un canale per teenager, ma un vero e proprio asset aziendale per costruire la propria community e, di conseguenza, aumentare le proprie vendite.
Secondo: assoldare un professionista, un Instagram specialist o growth hacker, come si chiamano in gergo, ovvero qualcuno che approcci il mezzo a) con competenze, b) con cognizione di causa, c) con una visione ampia sulla strategia aziendale.
Terzo: allocare un budget sufficiente per ottenere risultati tangibili, il che significa prevedere il costo del professionista da un lato e un eventuale budget promozionale dall’altro.
Solo così sarà possibile lavorare per trasformare la presenza su Instagram in un valore aggiunto nella strategia digital globale.

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