Come fare un business model canvas

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Oggi ti spiegherò come fare un business model canvas che è oggi uno degli strumenti più utili per “visualizzare” la tua idea.Negli articoli precedenti sulla creatività abbiamo parlato di come trovare l’ispirazione giusta per un’idea di business. Ora supponiamo che tu ce l’abbia, l’intuizione di una startup che speri cambi totalmente la tua vita. Ma come fai a organizzare quello che è solo un pensiero in un progetto di business?
Oggi ti spiegherò come fare un business model canvas che è oggi uno degli strumenti più utili per “visualizzare” la tua idea. Prima di entrare nello specifico due informazioni veloci su chi lo ha inventato, lui si chiama Alexander Osterwalder ed è un ricercatore e imprenditore svizzero che con questo modello ha costruito la sua fortuna. Il libro Business Model Generation ha venduto oltre 1 milione di copie in tutto il mondo.

Business model canvas: a cosa serve
Che significa visualizzare la tua idea di business? In altre parole vedere su carta quali sono i principali elementi che concorrono alla creazione della tua impresa. Il modello è composto da nove blocchi e vedremo nello specifico il significato di ognuno. Ognuno di questi (da “value proposition” a “revenue streams”) è fondamentale per farti capire quante chance ha quell’idea che hai avuto di trasformarsi in un business che dà profitto. Prima di partire devi scaricare il modello. Online trovi tanti siti dove puoi farlo, per esempio puoi scaricarla qui.

Business model canvas: i primi 4 step
Si parte da quella che viene definita “value proposition”. In altre parole il “valore” che offre la tua idea sul mercato, quello per cui i consumatori sceglieranno la tua soluzione e non quella dei competitor. Come si può creare valore? Per esempio, la tua idea soddisfa un bisogno del cliente che il tuo mercato non ha saputo coprire. È una soluzione più bella (sappiamo quanto conta oggi il design e quella che viene definita user experience, ndr). Oppure è più economica e di conseguenza accessibile a un numero più alto di persona. Ragiona su questi elementi e compila il primo blocco.
Il successivo “customer segments” serve a “visualizzare” il tuo cliente ipotetico a farne un identikit. Di solito un’idea che funziona oggi si rivolge a un mercato di nicchia, ragiona allora su quale “segmento” stai colpendo. Se è solo uno o anche più di uno, se si tratta di mercati con esigenze magari un po’ diverse, oppure anche distanti. Anche questa fase ti servirà a capire se l’intuizione che hai in testa può adattarsi, o meno, ai gusti di una tipologia specifica di consumatori.
Passiamo ai “channels” ovvero al modo in cui intendi raggiungere i tuoi clienti. Come fai a rendere disponibile il tuo prodotto ai clienti? Quali canali scegli per distribuirlo? Come intendi aiutarli nel post vendita? Come vedi tutti queste domande sono fondamentali. Da impresa giovane avrai difficoltà a sviluppare dei canali completamente tuoi, per i costi alti degli aspetti logistici. Quindi dovrai affidarti molto probabilmente a dei partner esterni, valutandone ovviamente i tuoi costi e i tuoi ricavi dalla partnership.
L’ultimo di questi primi quattro step,è la “customer relationship”. In altre parole, come intendi mantenere un contatto con i clienti, come vuoi assisterli, dialogare con loro, ricevere feedback. Oggi tutti i brand sanno quanto i social siano il canale ormai privilegiato dai consumatori per chiedere info e aiuto all’azienda. Un buon servizio clienti fa la differenza, mostra l’affidabilità del tuo progetto e quanta attenzione il management dedica alla cura dei suoi utenti.

Business model canvas: step 5-8
Lasciamo per ultima la parte dei ricavi, che è quella più delicata, e ripartiamo dal blocco dedicato alle “key resources”. Che sono in sostanza? Sono tutte quelle risorse di cui avrai bisogno per trasformare il tuo sogno di business in realtà. Come puoi immaginare tra le “key resources” troviamo il team, le persone di cui hai bisogno e le loro competenze. Le risorse anche fisiche (uffici e utenze, quelle basilari). Poi le risorse intellettuali (i costi per marchi o brevetti) e quelle finanziarie (quanti soldi hai in tasca e chi potrebbe aiutarti a mettere qualche euro in più sul progetto?).
A seguire il blocco “key resources” troviamo quello “key activities”, che concerne tutte le attività principali che dovrai mettere in atto: es. costruire un sito, un canale e-commerce, una newsletter, dei canali social, un’app. Stabilisci quali sono le attività che poi farai bene a dividere tra i membri del tuo team.
Continuiamo con la voce riguardante i “key partners”, cioè i partner strategici di cui avrai bisogno per realizzare la tua idea di business. I fornitori, per esempio, che sono una questione molto delicata da affrontare per un’azienda. Bisogna che tu scelga quelli più affidabili. Pensa alla distribuzione del tuo e-commerce. Un giorno di ritardo nella consegna potrebbe significare un cliente in meno. Pensa poi a quanto possa essere importante fare rete, inserirsi all’interno di associazioni di categoria e farti conoscere. Ragiona anche su questo aspetto quando compili la tua lista con i partner strategici.
L’ultima di questo blocco è la sezione che ha come protagonisti i costi del tuo investimento (cost structure). Quali sono i soldi che devi investire sulla tua struttura? Ricorda che avrai due genere di costi i costi fissi (dipendenti e impianti) e costi variabili (quelli cioè di cui usufruirai solo in certi momenti della vita dell’azienda). Quantificali e ragiona su come potranno ridursi all’aumentare del volume del tuo business.

Business model canvas: “revenue streams”
L’ultimo dei nove blocchi riguarda le “revenue streams”, ovvero quali sono i canali con cui intendi fare soldi. Qui devi prestare particolare attenzione, puoi avere l’idea più bella del mondo, ma se non sai come avere un ritorno, non puoi ricavarci nulla di buono. Di solito sono tanti i modelli potenziali di revenue e ti servirà vagliarli tutti per capire se puoi inserirti in qualche modo:
– La pubblicità: è il caso di un blog informativo che pensi di fare diventare una fonte di guadagno attraverso l’advertising di Google.
– Il modello freemium: funziona molto per le app. In pratica offri una parte del servizio gratuito e poi altre “feature” a pagamento.
– l’abbonamento: fai pagare un costo mensile o annuale per il servizi che offri
– l’affiliazione: fai pagare una “fee” una percentuale, a chi utilizza il tuo servizio, poiché fungi da intermediario. È quello che fa Airnbn con i proprietari di appartamenti o Uber con gli autisti.

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